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Goezia (pratica magica)
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La mwcggoezia (mwcwgoezìa; dal mwdalatino mwdqgŏētīa) è una pratica magica tipicamente europea incentrata sull'mwdginvocazione ed mwdwevocazione di mweadèmoni, spesso definita semplicisticamente come mweqstregoneria, che è stata trasmessa attraverso i mweggrimori, libri contenenti istruzioni per eseguire dette pratiche. La parola trova le sue origini nel mwewgreco antico γοης, mwfagoēs, che originariamente indicava mwfqindovini, maghi, guaritori e mwfgveggenti. Era originariamente intesa come "magia bassa", (o "magia nera") cioè fraudolenta o ingannevole,cite-ref-5-1-0[1] in contrapposizione alla mwgwteurgia, considerata invece magia alta o divina / "magia bianca",cite-ref-2[2] ed è oggi solitamente intesa in senso dispregiativo o comunque negativo.cite-ref-0-3-0[3]cite-ref-2-4-0[4]

I grimori o "libri di magia" contengono istruzioni per varie attività esoteriche ma, ai fini della goezia, sono necessari per l'evocazione di entità soprannaturali, come mwkqangeli, spiriti, divinità e dèmoni. La storia dei grimori principia nell'antica mwkgMesopotamia, dove mwkwincantesimi venivano incisi su tavolette d'argilla cuneiformi. Anche gli mwlaAntichi Egizi utilizzavano pratiche magiche come incantesimi ed mwlqamuleti ma il loro sistema magico, la mwlgHeka, subì dei cambiamenti dopo l'mwmainvasione macedone, promotrice della diffusione d'una mwmqcultura ellenistica sincretica anche da un punto di vista magico che ebbe nella mwmgBiblioteca di Alessandria uno dei suoi centri promotori. Emersero in quel contesto figure leggendarie come mwmwErmete Trismegisto, patrono ed autore dei grimori.cite-ref-15-5-0[5]

Nel mwoqcristianesimo primitivo, alcune sette mwoggnostiche utilizzarono i grimori e testi come il mwowmwpaLibro di Enoch contenevano informazioni astrologiche e angeliche. Il semi-mitico mwpqRe Salomone d'Israele (mwpgX secolo a.C.), figura legata a magia e stregoneria, è invece ritenuto autore dello mwpwpseudoepigrafico mwqamwqqTestamento di Salomone, uno dei più antichi mwqgapocrifi nonché testo magico relativo all'evocazione di dèmoni.cite-ref-23-6-0[6] Con l'ascesa del cristianesimo, le pratiche magiche furono associate al mwrwpaganesimo con l'iniziale risultato del mwsarogo dei libri di magia e, nel corso del mwsqMedioevo, con l'identificazione della goezia con l'mwsgeresia e la stregoneria. A partire dal mwswRinascimento, i praticanti della goezia furono inclusi nel novero delle vittime della mwtacaccia alle streghe europea (1450–1750) ma, nonostante ciò mwtqArs Goetia perdurò sino a tutto il mwtgXVII secolo.

Dopo la battuta d'arresto provocata dall'mwuaIlluminismo (mwuqXVIII secolo), la goezia riacquisì vigore tra mwugXIX e mwuwXX secolo nell'ambito del c.d. "mwvaMagical revival" promosso da esoterici ed occultisti quali mwvqEliphas Lévi e mwvgAleister Crowley che interpretarono e divulgarono le tradizioni magiche, incorporando elementi della mwvwCabala, dell'mwwaErmetismo e della mwwqMagia cerimoniale.

I praticanti contemporanei di mwwwoccultismo ed mwxaesoterismo continuano a confrontarsi con la mwxqGoetia, traendo spunto da testi storici e adattando i rituali alle proprie credenze personali. La pratica è oggi tema di dibattiti etici: alcuni la affrontano con cautela, a causa dei presunti rischi derivanti dall'interazione con entità potenti; altri la vedono come un mezzo di trasformazione interiore e di auto-potenziamento.cite-ref-1-7-0[7]

Contents

Storia
Note
Fonti
Studi

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Etimologia

Il termine di mwzqlingua italiana "goezia" deriva, mediato dal mwzglatino mwzwgoetia, dal mwaagreco antico γοητεια, mwaqgoēteia, con originario significato di «mwagincantesimo», da γοης, mwawgoēs (plurale γόητες, mwbagóētes), lett. «mwbqmago», probabilmente in mwbgrelazione onomatopeica all'mwbwavverbio mwcaγοητες, lett. «gemente», allusivo della voce lamentevole con cui si ripetono le mwcqformule magiche.cite-ref-0-3-1[3]

Nelle altre mwdwlingue europee, la parola mantiene una forma strettamente legata al vocabolo latino: mweagoecia in mweqlingua spagnola, mweggoécia in mwewlingua portoghese, mwfagoetia (più raramente mwfqgoety) in mwfglingua inglese, mwfwgoétie in mwgalingua francese, mwgqgoetia/mwgggoëtie in mwgwlingua tedesca, mwhagoeția in mwhqlingua romena, mwhggoecja in mwhwlingua polacca, гоэтия (mwiatraslitterato "goetiya") mwiqlingua russa, ecc.

Premessa: il grimorio, fonte e strumento della Goezia

Un mwjqgrimorio (dal mwjgfrancese antico mwjwgramaire, parola avente la stessa radice di "mwkagrammatica" e "mwkqglamour")cite-ref-8[8] è un mwlglibro di testo di mwlwmagia che in genere include istruzioni su come creare oggetti magici (mwmatalismani e mwmqamuleti), come eseguire mwmgincantesimi e mwmwdivinazioni e come mwnaevocare o mwnqinvocare entità soprannaturali quali mwngangeli, mwnwspiriti, mwoadivinità e mwoqdèmoni.cite-ref-9[9] Sebbene il termine mwpggrimorio sia originariamente europeo – e molti europei nel corso della storia, in particolare mwpwmaghi cerimoniali ed affabulatori, hanno utilizzato i grimori – lo storico Owen Davies ha osservato che libri simili possono essere trovati in tutto il mondo, dalla mwqaGiamaica a mwqqSumatra,cite-ref-10[10] seppur i primi, indiscutibilmente, furono quelli creati nell'mwrgAntichità dalle culture affacciate al mwrwbacino del Mediterraneo, principiando nel mwsaVicino Oriente Antico.cite-ref-11[11]

I primi incantesimi magici scritti conosciuti provengono dalla mwuwMesopotamia (l'odierno mwvaIraq), ove sono stati trovati incisi su tavolette di argilla mwvqcuneiformi che gli mwvgarcheologi hanno scavato nella città di mwvwUruk e datate tra il mwwaV e il mwwqIV secolo a.C.cite-ref-12[12] Anche gli mwxgantichi Egizi utilizzavano incantesimi, ritrovati incisi su amuleti e altri oggetti. La magia antico-egizia, la mwxwmwyaheka (mwyqegy. mwygḥk3w; mwywcop. mwzahik),cite-ref-13[13] fu notevolmente modificata ed ampliata dopo che i mw0qMacedoni di mw0gAlessandro Magno invasero la terra dei mw0wfaraoni nel 332 a.C. Durante la mw1afase tolemaica della storia egizia (305–30 a.C.) venne sviluppato l'mw1qalfabeto copto e fu inaugurata la mw1gBiblioteca di Alessandria, centro culturale di prim'ordine di tutto il Mediterraneo che concorse nel diffondere in tutto l'mw1wImpero macedone, ormai frammentato nei vari mw2aregni dei diadochi, la cultura (e la magia) sincretica dell'mw2qEllenismo.cite-ref-14[14]cite-ref-15[15] I libri di magia mutarono allora da semplici raccolte d'incantesimi curativi e/o apotropaici destinati alla produzione d'amuleti ad erudite dissertazioni su vari aspetti della vita, tra cui il successo e la realizzazione economica.cite-ref-davies-89-16-0[16] Nel medesimo periodo originò la figura leggendaria di mw5gErmete Trismegisto, mw5wfusione sincretica del mw6adio egizio mw6qThot e di quello mw6ggreco mw6wErmes, da lì innanzi semi-mitico patrono della scrittura e della magia e, quindi, per esteso, dei libri di magia,cite-ref-davies10-17-0[17] nonché tedoforo dell'mw8aErmetismo.cite-ref-15-5-1[5]

Gli mw-wantichi Greci e mw-aRomani attribuivano la creazione dei libri di magia ai mw-qPersiani. Lo mw-gscrittore romano mw-wPlinio il Vecchio (23–79 d.C.) attribuì la scoperta della magia al "filosofo" persiano mwaqaZaratustra (IX-VIII secolo a.C.)cite-ref-9-18-0[18] ma non fu messa per iscritto prima del V secolo a.C., per opera del mwaqumagus mwaqyOstane.cite-ref-10-19-0[19]cite-ref-16-20-0[20] Le asserzioni di Plinio non sono, tuttavia, supportate dagli storici moderni.cite-ref-davies7-21-0[21] Il dato archeologico, per contro, conferma l'origine mediorientale del sapere magico greco-romano: i c.d. "mwarmpapiri magici greci", eterogenea raccolta di tesi prodotti tra il mwarqII secolo a.C. ed il mwaruV secolo,cite-ref-22[22] menzionano infatti il nome della mwarodea sumera mwarsEreškigal.cite-ref-23[23]

Oltre agli Egizi, anche gli mwaseAntichi Ebrei furono considerati esperti di magia dai greco-romani;cite-ref-24[24]cite-ref-25[25] magia che, secondo la leggenda, avrebbero appreso dal mwasoprofeta mwassMosè,cite-ref-26[26] non a caso cresciuto in Egitto tanto che molti scrittori antichi lo consideravano più un egizio che un ebreo.cite-ref-27[27] Due manoscritti databili al IV secolo, entrambi considerati l'ottavo leggendario mwatqLibro di Mosè (i primi cinque sono i libri iniziali dell'mwatuAntico Testamento), presentano il profeta nientemeno che come un mwatypoliteista abile nell'evocare dèi e sottomettere dèmoni.cite-ref-davies10-17-1[17] Il semi-mitico mwatsre israelita mwatwSalomone (mwat0X secolo a.C.) è un'altra figura biblica associata a magia e stregoneria.cite-ref-23-6-1[6] Lo storico romano-ebreo del mwauiFlavio Giuseppe (37/38–100 d.C.) menzionò un libro di magia attribuito a Salomone contenente incantesimi per evocare i dèmoni, utilizzato da un ebreo chiamato Eleazar per gli mwaumesorcismi.cite-ref-28[28] Lo mwaugpseudepigrafico mwaukmwauoTestamento di Salomone, un manoscritto greco attribuito a Salomone ma probabilmente redatto in mwausBabilonia o in Egitto nei primi cinque secoli dell'era cristiana (cioè oltre 1000 anni dopo la morte dell'autore), è uno dei testi magici più antichi. Narra della costruzione del mwauwTempio di Gerusalemme la cui erigenda fu ostacolata dai dèmoni finché l'mwau0arcangelo mwau4Michele donò a Salomone un anello magico, recante inciso il simbolo mistico poi noto come "Sigillo di Salomone", capace di ammansirli. Salomone usò l'anello per rinchiudere i dèmoni più riottosi in giare ed asservire gli altri ma questa pratica della magia nera lo spinse alla tentazione d'adorare gli dèi-dèmoni mwau8Moloch e mwavaAstarte, cosa che gli costò il favore di mwaveYahweh e lo spinse a redigere il mwaviTestamento come monito per il lettore.cite-ref-29[29]cite-ref-30[30]cite-ref-31[31]

Ci sono anche prove certe che i grimori fossero utilizzati da alcune sette del mwawwcristianesimo primitivo, in particolare dagli mwaw0gnostici. Nel mwaw4mwaw8Libro di Enoch, per esempio, parte del celebre mwaxacorpus dei c.d. "mwaxeManoscritti del Mar Morto", si trovano informazioni sull'mwaxiastrologia e sugli mwaxmangeli.cite-ref-33[33] In possibile connessione con il mwaxgLibro di Enoch, l'idea che mwaxkEnoch e il suo pronipote mwaxoNoè avessero avuto un qualche coinvolgimento con i libri di magia dati loro dagli angeli continuò fino al periodo medievale.cite-ref-davies7-21-1[21] Quando il cristianesimo divenne la fede dominante nell'mwax8Impero romano, la Chiesa primitiva disapprovò pubblicamente la magia, associandola al mwayapaganesimo,cite-ref-11-34-0[34] e, per conseguenza, mwayumise al rogo i libri magici. Il mwayymwaycNuovo Testamento riporta che, dopo che fu reso noto l'esorcismo fallito dei sette figli di Sceva, molti convertiti decisero di bruciare i propri libri di magia nella città di mwaygEfeso. Questo consiglio fu adottato su larga scala dopo l'ascesa al potere dei cristianicite-ref-35[35] ma ciò non impedì che, durante il mway0Medioevo, vari grimori seguitassero a circolare tra gli eruditi d'Europa,cite-ref-36[36] come il mwaziLiber perditionis anime et corporis citato nello mwazmmwazqPseudo-Turpino del mwazuXII secolocite-ref-19-37-0[37] o le fonti di cui si servì per il suo mwazoLiber introductorius il celebre mwazsMichele Scotto (ca. 1175–1235).cite-ref-20-38-0[38]cite-ref-39[39]

Come anticipato, nella cultura cristiana primitiva la stregoneria fu associata al re israelita Salomone, una delle figure chiave nell'Antico Testamento. Comparvero così diversi grimori che si pretendevano scritti dal mitico re-mago.cite-ref-40[40] Si trattò di un processo non organico che mise per iscritto il sapere tramandato oralmente in maniera sistematica, stante l'eventuale precedenza di copie manoscritte comunque mwaaobasso medievali,cite-ref-19-37-1[37]cite-ref-41[41] non prima del mwabmXV secolo.cite-ref-42[42]cite-ref-43[43] Fondamentale fu la celebre mwabwChiave di Salomone (lat. mwab0Clavis Salomonis), apparsa proprio nel Quattrocento, in cui però l'argomento goetico è di rilevanza minore. Di maggior impatto fu la mwab4Piccola Chiave di Salomone (lat. mwab8Lemegeton Clavicula Salomonis), una mwacaipostasi della mwaceClavis compilata nel mwaciXVI secolo e giunta alla sua forma definitiva non prima del mwacmXVII secolo,cite-ref-44[44] il cui più celebre estratto fu appunto appellato mwacgmwackArs Goetia.cite-ref-0-3-2[3] Una delle fonti più ovvie della mwac4Ars Goetia fu la mwac8mwadaPseudomonarchia Daemonum dell'mwadeolandese mwadiJohann Wier (1515–1588), parte del suo più ampio trattato mwadmDe Praestigiis Daemonum et Incantationibus ac Venificiis (1577). Weier cita come fonte delle sue informazioni il mwadqLiber officiorum spirituum, seu liber dictus Empto Salomonis, de principibus et regibus demoniorum.cite-ref-1-45-0[45] Non cita però, né è a conoscenza di, altri libri nel mwadkLemegeton, suggerendo che quest'ultimo sia derivato dal suo lavoro e non il contrario.cite-ref-1-45-1[45]cite-ref-46[46] Inoltre, parte del materiale proveniva dal mwaeimwaemDe occulta philosophia (1533) di mwaeqEnrico Cornelio Agrippa (1486–1535), di cui Weier fu allievo, e dall'mwaeuEptamerone dello pseudo-mwaeyPietro d'Abano, poi divenuto noto come "Quarto libro di Agrippa".cite-ref-1-45-2[45]cite-ref-6-47-0[47]cite-ref-48[48]

Lo studio puntuale dei grimori, anzitutto della mwafuClavis e della mwafyClavicula, come riportato in qualsiasi edizione cristica degli stessi,cite-ref-0-49-0[N 1] è enormemente complicato dal fatto che, sin dal Cinquecento, si diffusero in Europa una vasta gamma di libelli che rivendicavano un'unica paternità salomonica o almeno condividevano argomenti e struttura di fondo, basti pensare allo sfuggente mwafsLiber Officiorum Spirituum già citato da mwaf0Giovanni Tritemio (1462–1516), maestro di Agrippa, e che funse da modello per la mwaf4Pseudomonarchia Daemonum di Wier,cite-ref-50[49] e che nel corso del Seicento la mwagmClavicula divenne, nelle buste degli archivi inquisitoriali, un ricettacolo di materiali tanto diversi da poter essere considerata quasi un genere letterario a sé. Ciò anche in ragione del fatto che, per evitare l’attività censoria delle Autorità, sia laiche sia religiose, continuavano ad essere messi in circolazione testi manoscritti. Sotto il nome di mwagqClavicula Salomonis e di qualche opera di Pietro d'Abano venivano così smerciate le opere più varie, o anche solo brani delle medesime, collazionate insieme: ogni mwaguClavicula, quindi, era diversa dall'altra. A mwagyVenezia, per esempio, nel 1636, l'mwagcInquisizione processò un sarto napoletano di nome Francesco Viola che risultò in possesso di una mwaggClavicula priva del proemio, sostituito da un preludio introduttivo, tanto quanto della prima sezione e costituita quindi dalla seconda sezione canonica, cioè il grimorio per l'evocazione degli spiriti, più un trattato astrologico sulle influenze degli spiriti sui pianeti ed una quarta parte che serviva da consacrazione della mwagkClavicula stessa.cite-ref-51[50]

Storia

Magia e Goetia nel mondo greco-romano

Antica Grecia

L'Antica Grecia preservò la memoria dell'origine "mwaiibarbara"/orientale della magia, stigmatizzando l'Egitto e la mwaimTessaglia (corridoio di penetrazione nell'mwaiqEllade delle invasioni persiane) come terre di stregoneria.cite-ref-54[53] Etimologicamente, poi, la parola "magia" fu mutuata, tra la fine del mwaikVI e l'inizio del V secolo a.C., dalla parola di mwaiolingua persiana mwaismaguš (lett. "grande; autorevole; potente") nel greco antico come μάγος, mwaiwmagos (plurale μαγεία).cite-ref-55[54]cite-ref-oes16-56-0[55] Nel passaggio, però, l'etimo assunse connotazioni negative perché prese ad indicare un ciarlatano le cui pratiche rituali erano fraudolente, strane, non convenzionali e pericolose.cite-ref-oes16-56-1[55] Le eccezioni sono pochissime: nella tradizione culturale e filosofica greca, gli unici maghi presentati come sapienti e uomini di potere sono solo il mitico mwajkOrfeo, il semi-mitico mwajoPitagora ed mwajsEmpedocle.cite-ref-57[56] Come osservò Davies, per gli Antichi Greci e poi per gli Antichi Romani «la magia non era distinta dalla religione ma piuttosto un’espressione sgradita e impropria di essa – la religione dell'altro»,cite-ref-58[57] mentre lo storico Richard Gordon suggerì che, per gli Antichi Greci, essere accusati di praticare magia era «una forma d'insulto».cite-ref-16-20-1[20]cite-ref-59[58]

Le operazioni magiche, nella Grecia delle mwak0mwak4poleis, rientravano principalmente in due categorie: mwak8teurgia (grc. θεουργία, mwalatheurghía) o "alta magia" e goezia (grc. γοητεία, mwalegoēteia) o "bassa magia"/stregoneria. In alcuni contesti, l'accezione teurgica sembra semplicemente glorificare il tipo di magia che viene praticata, solitamente da una figura sacerdotale, rispettabile seppur coinvolta in riti di origine chiaramente barbara.cite-ref-60[59]cite-ref-61[60] mwaloGoēteia era invece termine dispregiativo che indicava una magia bassa, speciosa o fraudolenta.cite-ref-62[61]cite-ref-63[62]

Le tavolette di cera e piombo coperte di maledizioni e sotterrate, le mwamqmwamuDefixiones, erano un rituale praticato da tutti gli strati della società greca, a volte con lo specifico intento di proteggere la mwamycittà-stato, la mwamcpolis.cite-ref-64[63] Le maledizioni comunitarie pronunciate in pubblico diminuirono dopo la mwamwGrecia classica (VI–IV secolo a.C.) ma le maledizioni private rimasero comuni.cite-ref-65[64] Furono allora identificate o meglio distinte come "magiche" perché individualistiche, strumentali e, spesso, sinistre.cite-ref-66[65] Queste qualità e la loro percepita deviazione dai costrutti culturali intrinsecamente mutevoli della normalità, distinsero la magia antica dai rituali religiosi di cui faceva originariamente parte.cite-ref-67[66]

Come anticipato, un gran numero di "Papiri magici greci", redatti in greco, copto e mwanodemotico, sono stati recuperati e tradotti a partire dal XIX secolo.cite-ref-68[67] Essi contengono i primi esempi noti di:

• uso di mwaoeparole magiche con il potere di comandare spiriti e dèmoni e d'invocare divinità;cite-ref-8-52-1[51]cite-ref-69[68]
• uso di mwaossimboli/sigilli misterici propiziatori alla invocazione/evocazione;cite-ref-70[69] nonché
• la prima formula magica per l'mwapeinvisibilità.cite-ref-71[70]

Antica Roma

Nella società romana antica, la magia era associata alle culture sviluppatesi ad oriente dell'Urbe. Come anticipato, Plinio il Vecchio sostenne che la magia era stata creata da Zaratustracite-ref-9-18-1[18] e tradotta in Grecia da Ostane,cite-ref-10-19-1[19] ivi giunto al seguito del re mwaqgachemenide mwaqkSerse (r. 485–465 a.C.) durante la mwaqoSeconda guerra persiana (480–479 a.C.).cite-ref-72[71] Fu non prima del mwaq8I secolo a.C. che il concetto greco di mwaramagos fu mutuato dalla mwarelingua latina ed utilizzato da numerosi mwariantichi scrittori romani nella forma mwarmmagus e mwarqmagia.cite-ref-16-20-2[20]cite-ref-oes16-56-2[55] Il primo uso latino conosciuto del termine figura nell'mwar0mwar4Egloga (40 a.C.) del poeta mwar8Virgilio: «mwasamagia [...] mwasesacris» (it. "riti magici").cite-ref-gordon165-73-0[72] I Romani avevano già altri termini per indicare l'uso negativo dei poteri soprannaturali: mwasyveneficium (parola dal duplice significato di avvelenamento o magia nociva) e mwascsaga.cite-ref-gordon165-73-1[72]

L'uso romano del termine "magia" era simile a quello dei grecicite-ref-16-20-3[20] ma poneva maggiore enfasi sull'applicazione giudiziaria dello stesso.cite-ref-oes16-56-3[55]cite-ref-7-74-0[73] Il mwatkdiritto romano, infatti, incluse leggi che criminalizzavano tutto ciò che era considerato magico ben prima dell'avvento del cristianesimo.cite-ref-75[74] Sempre Plinio riporta che le mwat4Leggi delle XII tavole (451–450 a.C.), condannavano i mwat8veneficia e le maledizioni dannose per i raccolti («fruges excantare»),cite-ref-76[75] seppur l'unico processo registrato che coinvolgeva questa legge, sempre secondo Plinio, fu quello intentato contro Gaio Furio Cresimo nel II secolo a.C.cite-ref-77[76]cite-ref-78[77] Nella mwauwmwau0Lex Cornelia Sullae de sicariis et veneficis (81 a.C.) si seguitò a punire il mwau4veneficium fosse esso perpetrato tramite avvelenamento o magia. Si giunse così alla proibizione della magia, in un contesto però ormai romano-cristiano, nel mwau8mwavaCodice teodosiano (438 d.C.): «Se dunque un mago o una persona imbevuta di contaminazione magica, che per usanza popolare è chiamato mago [...] dovesse essere arrestato nel mio seguito o in quello di Cesare, non sfuggirà alla punizione e alla tortura grazie alla protezione del suo rango.»cite-ref-7-74-1[73]cite-ref-79[78]

Premesso quanto sopra, le prove archeologiche pervenuteci relative alla pratica magica romana sono prettamente legate alla forma più gretta e materiale della goezia: un gran numero d'incantesimi deprecatori o propiziatori su mwawiDefixiones, rinvenute non solo nella mwawmcittà di Roma ma nella maggior parte delle mwawqcittà dell'Impero.cite-ref-80[79] Ad oggi, il mwawkcorpus più consistente è quello delle c.d. "mwawoDefixiones di Bath": 130 tavolette, tutte, tranne una, riguardanti la restituzione di beni rubati, rinvenute nel sito inglese di mwawsmwawwAquae Sulis (l'attuale mwaw0Bath) nel biennio 1979–1980.cite-ref-81[80]cite-ref-82[81] Oltre 80 tavolette simili sono state scoperte nei pressi di un tempio dedicato a mwaxyMercurio nelle vicinanze di Bath, a West Hill (mwaxcUley),cite-ref-83[82] facendo della mwaxwGran Bretagna sud-occidentale uno dei principali centri di ritrovamenti di mwax0defixiones latine,cite-ref-84[83]cite-ref-85[84] tanto che lo studio storico della magia nell'isola parte oggi da quella romana. Ricorrente sulle defissioni è la figura di mwayyEcate, la mwaycdea greca della magia e degli mwaygInferi, sincreticamente accomunata alla dea sumera Ereškigal, invocata nella Tarda Antichità «sia nella magia protettiva sia nelle maledizioni»,cite-ref-8-52-2[51] quindi sia in ambito goetico sia teurgico,cite-ref-17-53-1[52] la cui sovrapponibilità con le divinità femminili di altre culture, come la mwazeMorrigan dei Celti, ne favorì la diffusione nella pratica magica delle mwaziprovince.cite-ref-86[85] Una mwazcdefixio ritrovata in mwazgDacia, un interessante manufatto in oro con testo bilingue greco-latino, costituisce un buon esempio della pratica goetica sincretica di Roma: il testo greco richiama elementi semitici nell'invocazione «mwazkAdonai theoi hypsistoi [il Signore e gli altri dèi]», mentre la maledizione nel testo latino recita «mwazoDemon immunditiae te agitet Aeli Firme. Stet supra caput Iuliae Surillae», lett. "Possa il demone dell'impurezza perseguitarti, Elio Firmo. Sia esso sopra la testa di Gulia Surilla".cite-ref-87[86]

Altro elemento ricorrente nella pratica magica romana, rinvenuto in diversi siti ed in diverse forme (amuleti, manoscritti,cite-ref-88[N 2] arredi ecc.) e passato alla pratica magica cristiano-medievale è il mwa0qQuadrato del Sator, impiegato per una vasta gamma di applicazioni: come rimedio, cura o lenitivo per i dolori del parto o il mal di denti invece che come parte di un incantesimo amoroso o come strumento apotropaico capace di scacciare spiriti e malefici e financo di svelare una mwa0ustrega sotto mentite spoglie.cite-ref-89[87]

Discosta da questa pratica bassa, seppur concreta, della goezia romana è invece l'immagine delle streghe che traspare dalla letteratura latina: vere e proprie creature infere, mwa0sproteiformi, dedite alla negromanzia ed all'evocazione di potenti spiriti, naturali e non: la mwa0wErichto della mwa00mwa04Pharsalia (VI, vv. 507 ss.) di mwa08Lucano, una strega mostruosa dai superpoteri tali da poter essere lei stessa oggetto d'evocazione come dèmone/ nume tutelare;cite-ref-90[88]cite-ref-91[89] la Canidia nel quinto mwa1gmwa1kepodo di mwa1oOrazio;cite-ref-92[90] la Dipsade negli mwa18Amores (I, 8) di mwa2aOvidio; o la Meroe ne mwa2eLe metamorfosi (I 7, 7) di mwa2iApuleio solo per citare le più celebri.cite-ref-7-74-2[73]cite-ref-93[91]

Magia e Goezia nell'Europa medievale

I Padri della Chiesa e le posizioni alto-medievali (V–X secolo)

La posizione contraria della Chiesa, anche primitiva, nei confronti della magia ben si evince nella proibizione, espressa nel canone n. 36 del mwa24Concilio di Laodicea (363 d.C.) per i preti di essere mwa28magoi ("maghi"), mwa3aepaoidoi ("incantatori"), mwa3emathematikoi ("astrologi") o fabbricanti d'amuleti.cite-ref-11-34-1[34] La mwa3yArs Goetia, insieme ad altri grimori (non tutti) fu poi associata dai mwa3cPadri della Chiesa alla mwa3gdemonolatria per il suo contenuto d'istruzioni all'mwa3kevocazione di spiriti e dèmoni derivanti da antiche tradizioni pagane (mwa3oassire, egizie, persiane, greche, celtiche e anglosassoni) alcuni dei quali espressamente menzionati come "diavoli" nella mwa3sBibbia, come mwa3wAsmodeo, mwa30Astaroth e mwa34Ba' al Zebub.cite-ref-0-3-3[3]

L'imperfetta cristianizzazione dell'Europa che caratterizzò tutto l'mwa4qAlto Medioevo, anche nel contesto allora cultural-tecnologico più avanzato dell'mwa4uImpero bizantino, costrinse la Chiesa a ribadire l'incompatibilità tra l'ortodossia cristiana e la pratica magica, per esempio ancora nel mwa4yConcilio in Trullo (692 d.C.).cite-ref-12-94-0[92] In tutta l'Europa, la diffusione del cristianesimo portò ad una reinterpretazione negativa delle vecchie creature mitologiche, anche quelle coinvolte nei rituali magici, che divennero tutti indiscriminatamente "diavoli".cite-ref-storms51-95-0[93] Così, nella tarda mwa48Britannia postromana, mwa5aMagia nera e mwa5eNegromanzia figurarono tra le pratiche di stregoneria condannate da mwa5iAelfric il grammatico (ca. 955–1010):cite-ref-96[94]cite-ref-97[95]cite-ref-98[96]«Le streghe vanno ancora ai crocevia e alle sepolture pagane con la loro magia ingannevole e invocano il diavolo; e lui viene da loro nelle sembianze dell'uomo che è sepolto lì, come se risorgesse dalla morte.»cite-ref-99[97] Godfrid Storms (1911–2003), nel suo mwa6mAnglo-Saxon Magic (1948),cite-ref-100[98] ha evidenziato come l'mwa6ganimismo abbia giocato un ruolo significativo nella visione del mondo degli mwa6kAnglosassoni, notando che, nei loro incantesimi , «tutti i tipi di fenomeni sono attribuiti all'intervento visibile o invisibile di spiriti buoni o maligni»cite-ref-101[99] tra cui primeggiano l'mwa64elfo (mwa68ælf, mwa7apl. mwa7eylfe)cite-ref-102[100] e il mwa7ynano (mwa7cdweorg, mwa7gdƿeorg o mwa7kdwerg), vero e proprio "spirito della malattia",cite-ref-storms51-95-1[93] e molti amuleti erano prodotti in accordo alla credenza che questi spiriti maligni "patogeni" causassero malattie insediandosi nel sangue di una persona.cite-ref-103[101]cite-ref-21-104-0[102]

Premesso questo, almeno a livello culturale, il binomio goezia-negromanzia, già ben delineato da mwa9eIsidoro di Siviglia (560–636), l'ultimo dei Padri della Chiesa occidentali,cite-ref-106[N 3] entro il mwa9yX secolo era tanto diffuso da essere riportato nel mwa9clessico-mwa9genciclopedico bizantino della mwa9kSudacite-ref-107[104]cite-ref-108[105] (in mwa-igreco medievale: mwa-mΣοῦδα o mwa-qΣουίδα).cite-ref-109[106] Isidoro si premurò anche di denunciare una specifica categoria di maghi molto pericolosi, gli mwa-kArioli, dediti all'evocazione demoniaca (quindi alla goezia) ed alla demonolatria,cite-ref-110[N 4] contro i quali si scagliarono anche mwa-4Rabano Mauro (780–856) ed mwa-8Incmaro di Reims (806–882).cite-ref-111[107] Per quanto antitetico, il ricorso pratico alla magia perdurava però anche in ambito ecclesiastico: così, nella mwa-qmedicina medievale mwa-umonastica, si evocavano i dèmoni-patogeni a mwa-yscopo terapeuticocite-ref-112[108] e, ancora nel XIII secolo, si ricorreva al mwa-ssator nell'mwa-wippiatria.cite-ref-113[109]

Il Basso Medioevo (XI–XV secolo)

Goetia , astrologia e magia di corte

Nel corso del mwbauXIII secolo, a seguito delle traduzioni in Europa di testi mwbayastrologico-mwbacastronomici arabi, si diffuse presso gli intellettuali e le corti del continente un forte interesse per l'astronomia e l'astrologia. La pubblicazione e il successo di queste opere, spesso rielaborate sotto forma di commentari alle opere di mwbagClaudio Tolomeo (fond. mwbakmwbaoAlmagesto e mwbasmwbawTetrabiblos)cite-ref-114[110] segnarono l'inizio della mwbbetradizione astrologica occidentale.cite-ref-115[111] La materia goetica finì con il beneficiare del crescente successo riscosso dall'astrologia presso le importanti corti europee (interessante è l'esempio di come l'evocazione demoniaca ricorra con frequenza tra i temi della letteratura cortese del tempo)cite-ref-116[112] tra le quali spiccava, al tempo, quella del mwbboSacro Romano Imperatore mwbbsFederico II (r. 1215–1250)cite-ref-20-38-1[38] ove operarono come astrologi sia il già citato Michele Scotto (ca. 1175–1235) sia mwbcaGuido Bonatti (ca. 1210–1300), da alcuni studiosi indicato come il più autorevole astronomo italiano del Duecento.cite-ref-117[113] Nel citato mwbcuLiber introductorius dello Scotto, vasta compilazione astronomico-astrologica, oltreché mwbcyfisiognomica, la materia goetico-demoniaca, pur criticata, è tanto citata da parere corteggiatacite-ref-20-38-2[38] e concorse certo alla condanna dell'autore all'mwbcsInferno da parte di mwbcwDante Alighieri (1265–1321),cite-ref-118[114] destino cui non sfuggì anche Bonatti.cite-ref-119[115] Altro celebre patrono delle scienze magiche fu mwbduAlfonso X di Castiglia (r. 1252–1284) alla cui corte fu tradotto in latino il celebre grimorio cabalistico ebraico mwbdymwbdcSefer Raziel HaMalakh.cite-ref-avil-105-1[103]cite-ref-120[116]

La situazione non mutò nel mwbeeXIV secolo, anzi, la fascinazione dei principi europei per la magia, la goezia in particolare, sembrò accrescersi: esemplare il caso delle accuse mosse nel mwbei1320 a mwbemMatteo I Visconti Signore di Milano (c. 1287–1322) ed a suo figlio mwbeqGaleazzo di aver tentato di stregare mwbeuPapa Giovanni XXII (c. 1316–1334) realizzandone una statuetta d'argento con inciso sul petto il simbolo di mwbeySaturno ed il nome del potente dèmone-cardinale Amaimon.cite-ref-121[117]cite-ref-122[118] Lo stesso mwbfaBoccaccio (1313–1375), nel mwbfemwbfiDecameron, ci parla di due discepoli del «gran maestro di negromanzia» Michele Scoto che avrebbero fondato a Firenze una confraternita d'uomini di ogni condizione sociale.cite-ref-123[119] Al volgere del secolo, nel decennio 1393–1403, causa la pazzia di mwbfcCarlo VI (r. 1380–1422), la Corte di Francia fu interessante da un intenso via vai di maghi e negromanti, tutti manipolati da mwbfgFilippo II di Borgogna (c. 1363–1404).cite-ref-124[120]

Il ruolo della Materia di Bretagna nella condanna della Goetia

Il Padre della Chiesa mwbgccappadociano mwbggGregorio di Nissa (ca. 335–395) aveva messo in guardia i cristiani sulla pratica dei dèmoni d'accoppiarsi con le donne mortali per generare una prole impura, i mwbgkcambion, che, sommata ai figli che i demoni avevano tra loro, contribuiva ad aumentarne il numero. Tuttavia, il primo resoconto popolare di tale unione non comparve nella letteratura europea sino al 1136 circa, quando mwbgoGoffredo di Monmouth (ca. 1100–1155) scrisse, nella sua pseudostorica mwbgsmwbgwHistoria Regum Britanniae, che il padre del mwbg0Mago Merlino era un mwbg4incubo. Secondo la studiosa Anne Lawrence-Mathers, a quel tempo «le opinioni sui dèmoni e sugli spiriti erano ancora relativamente flessibili. C'era ancora la possibilità che i dèmoni della tradizione classica fossero diversi dai dèmoni della Bibbia.» Il tema dei rapporti sessuali con i demoni divenne oggetto di crescente interesse per gli scrittori della fine del XII secolo ed i relativi resoconti seguitarono ad essere prodotti: a titolo di esempio, la mwbg8Vita di San Bernardo di mwbhaGoffredo d'Auxerre (ca. 1160) e la mwbheVita e i miracoli di San Guglielmo di Norwich di Thomas di Monmouth (ca. 1173); ecc.cite-ref-true-history-125-0[121]

Le mwbhcmwbhgProphetia Merlini del Monmouth, in circolazione nel 1135,cite-ref-126[122]cite-ref-127[123] forse come mwbielibellus,cite-ref-128[124] fu il primo testo sul semi-leggendario mwbiyprofeta mwbicMyrddin Wyllt (mwbigfl. mwbikVI secolo) redatto in una lingua diversa dal mwbiogallese. Opera ampiamente letta e ritenuta affidabile in tutta Europa, proprio come lo sarebbero state le profezie di mwbisNostradamus secoli dopo, secondo gli studiosi di letteratura britannica John Jay Parry e Robert Caldwell sarebbe stata «presa molto seriamente, anche dai dotti e dai saggi del mondo, in molte nazioni» ed i medesimi autori elencano infatti esempi di questa credulità l'ultimo dei quali data al 1445.cite-ref-129[125]

Fu comunque solo a partire dagli mwbjeAnni 1150 che la Chiesa rivolse la sua attenzione alla definizione dei possibili ruoli degli spiriti e dei dèmoni, soprattutto rispetto alla loro sessualità e in connessione con le varie forme di magia che allora si credeva esistessero. I demonologi cristiani giunsero a concordare sul fatto che le relazioni sessuali tra demoni e umani avvenissero seppur non concordarono sul perché e sul come.cite-ref-true-history-125-1[121] Un punto di vista comune fu che i demoni inducevano uomini e donne al mwbjypeccato di mwbjclussuria e mwbjgadulterio che, non a caso, spesso figuravano in associazione/combinazione nei relativi processi.

La Goetia come origine del maleficium

Stante il canone 36 di Laodicea o le speculazioni demonologiche degli intellettuali del XII secolo, sino a tutto il XIII secolo, streghe e stregoni erano solitamente temuti e rispettati nella comunità in cui vivevano ed usavano una varietà di mezzi per tentare di raggiungere i loro obiettivi: incantesimi (formule o canti che invocavano spiriti maligni); divinazione e mwbj0oracoli (per predire il futuro); amuleti e talismani (per allontanare spiriti ostili ed eventi dannosi); mwbj4pozioni o unguenti; bambole o altri simulacri (per rappresentare i loro nemici); ecc.cite-ref-130[126]cite-ref-131[127]cite-ref-132[128]

Le diverse lingue europee stavano contestualmente sviluppando specifici appellativi per i praticanti delle "arti nere", spesso legati a particolari tradizioni culturali: così, in italiano la parola "stria/striga", forma arcaica di "strega" deriva dal latino mwblustryx a sua volta dal greco mwblystrygòs, lett. "mwblcstrige, mwblgbarbagianni, uccello notturno" a memoria delle streghe proteiformi della letteratura latina;cite-ref-treccani-133-0[129] in francese, "mwbl0sorcière" deriva dal latino mwbl4sortiarius, lett. "divinatore, colui che legge la sorte", secondo un'evoluzione semantica comune allo spagnolo, ove mwbl8bruja deriva da mwbmabrixtía, lett. "sorte", ed all'inglese, ove mwbmewicce (inizialmente mwbmineutro), la mwbmmforma arcaica dell'attuale mwbmqwitch, deriva da mwbmuwiccian, lett. "leggere la sorte";cite-ref-2-134-0[130] più oscura l'origine del tedesco "mwbmohexe" e dell'mwbmsolandese "mwbmwheks", riconducibili all'mwbm0alto-tedesco antico "mwbm4hag", presumibilmente il palo/manico di scopa che la strega cavalca.cite-ref-135[131] Una categoria di streghe/stregoni apparentemente molto diffusa e temuta, almeno nei contesti rurali, era quella dei mwbnmmwbnqTempestarii che controllavano i fenomeni atmosferici invocando spiriti (quindi praticando la goezia):cite-ref-136[132] contro di loro, per esempio, si scagliò il vescovo mwbnkBurcardo di Worms (c. 1000–1025) nel suo mwbnoDe arte magica e vennero bandite condanne da parte della Signoria di Milano.cite-ref-137[133]

Nell'Europa medievale il termine giuridico latino mwboamwboemaleficium fu applicato a tutte le magie/stregonerie eseguite con l'intento di causare danni a persone o proprietà,cite-ref-138[134] finendo per indicare «la pratica della magia malefica, derivata dal tirare a sorte come mezzo per divinare il futuro nell'antico mondo mediterraneo» o come «un atto di magia eseguito con l'intenzione di causare danni o lesioni; il danno risultante.»cite-ref-13-139-0[135]cite-ref-14-140-0[136] All'inizio del XIV secolo, il mwbo4maleficium fu appunto una delle accuse mosse ai mwbo8Cavalieri Templari.cite-ref-141[137]cite-ref-142[138] Questa pratica era considerata una minaccia non solo per gli individui ma anche per l'ordine pubblico, perché una comunità tormentata dai sospetti sulle streghe poteva spaccarsi in due, così per i rei riconosciuti di mwbpgmaleficium le punizioni potevano essere esemplari: mwbpkincarcerazione o mwbpocondanna a morte.cite-ref-143[139]cite-ref-18-144-0[140]cite-ref-22-145-0[141]

Testo fondante nella codifica giuridica del mwbqgmaleficium fu il mwbqkDidascalicon de studio legendi, di mwbqoUgo di San Vittore (1096–1141) nel quale si indica espressamente che «mwbqsMalefici sunt qui per incantationes demonicas, sive ligaturas, vel alia quecumque exsecrabilia remediorum genera, cooperatione demonum atque instinctu nefanda perficiunt», lett. "mwbqwMalefici sono coloro che , attraverso incantesimi dèmoniaci, patti o altri tipi di rimedi [pratiche] detestabili, compiono azioni atroci con la cooperazione e l'istinto dei dèmoni."cite-ref-146[142] Nel generale contesto culturale che abbiamo delineato, la goezia fungeva quindi da vero e proprio spartiacque nella classificazione dei praticanti della magia nera: nelle fonti medievali, appare chiaro il distinguo tra la strega/stregone di bassa lega e il "goetico" vero e proprio, chiamato «mwbreinvocator demonum».cite-ref-22-145-1[141]cite-ref-147[143] È interessante, in questo senso, osservare che il mwbroprimo accertato rogo di streghe nell'Italia pre-rinascimentale avvenne nella mwbrsMilano dei Visconti l'anno 1385 quando il mwbrwpodestà Carlo Geno condannò al rogo per recidivia tale Gasparre Grassi, già condannato come «pubblico Negromante e Incantatore di demoni» ad mwbr0Avignone nel 1378.cite-ref-148[144]

Magia e Goezia nell'Europa Moderna (1450-1750): i processi e la caccia alle streghe

Durante il mwbs0Rinascimento, le numerose pratiche magiche che seguitavano ad affascinare Re e Principi furono sistematicamente prese di mira dalla Chiesa con l'obiettivo di proibire ed eradicare qualsiasi tipo di mwbs4stregoneria ed mwbs8esoterismo non tradizionale/cristiano.cite-ref-18-144-1[140]cite-ref-149[145] Fu con buona probabilità nell'area dell'attuale mwbtgSvizzera che, sin dagli mwbtkanni 1430, mentre la Chiesa era impegnata nei lavori dell'annoso mwbtoConcilio di Basilea-Ferrara-Firenze (1431–1445), la stregoneria assunse le connotazioni mwbtssataniche, mwbtweretica ed mwbt0apostatiche che l'avrebbero caratterizzata nei secoli successivicite-ref-150[146]cite-ref-151[147] e che funse da mwbuyhumus per il clima febbrile di cacce alle streghe su larga scala, spesso promosse dall'mwbucautorità laica e non da quella religiosa dell'mwbugInquisizione, che avrebbe caratterizzato i successivi tre secoli (1450–1750).cite-ref-152[N 5]

In battuta iniziale, importante fu certo la predicazione di alcuni religiosi intransigenti quali l'italiano mwbu4Bernardino da Siena (1380–1444)cite-ref-153[N 6] o il tedesco mwbvmHeinrich Kramer (1430–1505), autore del celebre mwbvqmwbvuMalleus Maleficarum (1486), un manuale di caccia alle streghe utilizzato per secoli che delinea come identificare una strega, processarla e punirla, oltre a contenere tesi secondo le quali una donna sarebbe più incline di un uomo alla pratica della magia nera. Il mwbvyMalleus definisce la strega come malvagia e tipicamente femminile. Diffuso presso le corti di giustizia secolari in tutta l'Europa rinascimentale il libro non fu però utilizzato dal mwbvcSant'Uffizio che addirittura mise in guardia dal fare affidamento su quest'opera.cite-ref-154[148]

Il numero delle vittime della caccia alle streghe europea, tra torture, imprigionamenti, condanne a morte e bandi più o meno perpetui, è largamente dibattuto da decenni. Il dato certo è che interessò tanto i paesi mwbv0cattolici quanto quelli mwbv4protestanti (ove, per esempio, il mwbv8Malleus Maleficarum, pur scritto da un domenicano, fu ampiamente utilizzato). Lo mwbwastorico statunitense mwbweBrian P. Levack ha valutato le esecuzioni capitali come esito del 55% dei processi, giungendo pertanto a un totale di circa mwbwi60000 persone giustiziate in Europa nel 1450–1750. In questi processi, l'80% degli accusati era di sesso femminile, mentre in taluni mwbwmpaesi nordici (es. mwbwqIslanda) vi fu una predominanza maschile.

Non mancarono letterati, fossero essi scienziati, religiosi o giuristi, che presero apertamente partito contro la caccia alle streghe. Il predetto Johann Weier (1515–1588), figura chiave della materia demonologica del tempo, fu per esempio tra i primi ad esprimersi contro la persecuzione di streghe e stregoni con il suo già citato mwbwwDe Praestigiis del 1577. Nel 1584, l'inglese Reginald Scot (1538–1599) pubblicò mwbw4The Discoverie of Witchcraft, denunciando l'irrazionalità e la non-cristianità delle accuse di stregoneria ed indicando nella Chiesa l'origine del problema. La sua opera fu messa al bando e tutte le copie del volume furono distrutte entro l'ascesa al trono d'Inghilterra di mwbw8Giacomo I Stuart (r. 1603–1625)cite-ref-27-155-0[149] che aveva pubblicato, quand'era ancora solo mwbxqRe di Scozia, il trattato mwbxuDaemonologie (1597, rist. 1603), una mwbxydissertazione filosofica sulla negromanzia contemporanea e sulle relazioni storiche tra i vari metodi di divinazione utilizzati nell'antica magia nera come reazione alle tesi scettiche di Scot e di altri autori.cite-ref-28-156-0[150]

A prescindere da voci contrarie come quella di Weier o Scot, i processi alle streghe in Europa raggiunsero il loro apice all'inizio del mwbxwXVII secolo, dopodiché il sentimento popolare cominciò a opporsi a questa pratica. Il libro del mwbx0gesuita mwbx4Friedrich Spee (1591–1635), mwbx8Cautio Criminalis (1631), sostenne che i processi alle streghe erano in gran parte inaffidabili e immorali.cite-ref-157[151] Nel 1682, mwbyqLuigi XIV di Francia (r. 1643–1715) proibì ulteriori processi alle streghe nel mwbyuRegno di Francia. Negli mwbyyAntichi Stati italiani, gli ultimi roghi accertati datano agli mwbycAnni 1720.cite-ref-158[152] Nel 1736, il mwbywRegno di Gran Bretagna pose formalmente fine ai processi alle streghe con l'approvazione del mwby0Witchcraft Act.cite-ref-159[153]

Premesso quanto sopra, nei turbolenti tre secoli nei quali si consumò la Caccia alle streghe europea, la goezia non solo sopravvisse ma, per taluni versi, prosperò. Anzitutto, l'evocazione di spiriti e dèmoni suscitò un acceso dibattito in seno alla comunità letteraria e scientifica che approfondiremo nel seguito. In secondo luogo, maghi ed evocatori di dèmoni seguitarono ad essere ospiti fissi nelle grandi corti d'Europa. Le conoscenze demonologiche di Giacomo Stuart cui abbiamo accennato, per esempio, erano chiaramente il frutto dei suoi studi in materia e della sua frequentazione di professionisti del settore.cite-ref-27-155-1[149]cite-ref-28-156-1[150] La corte del sopracitato Luigi XIV di Francia fu invece interessata da uno scandalo dai risvolti magico-demonologici, il celebre "mwbzwAffare dei veleni" (r. 1677–1682), nelle cui pieghe furono invischiati gli interessi goetici di mwbz0Francesco Enrico di Montmorency-Luxembourg (1628–1695) ed i presunti sortilegi amorosi di mwbz4Françoise-Athénaïs di Montespan (1640–1707), mwbz8favorita del Re.cite-ref-160[154]

L'Illuminismo (XVIII secolo)

Il mwbayXVIII secolo vide l'ascesa dell'mwbacIlluminismo, un movimento devoto alla scienza e al razionalismo, prevalentemente diffusosi tra le classi dominanti, che attaccò e condannò tutte le superstizioni: non solo la magia ma anche la fede. Tuttavia, in gran parte d'Europa, magia e stregoneria persistettero, così come i processi alle streghe in alcune zone come la mwbagSvizzera.cite-ref-161[155] I governi cercarono comunque di reprimere maghi e cartomanti: in Francia, in particolare, la polizia considerava i maghi dei parassiti sociali che estorcevano denaro ai creduloni e ne promosse la repressione, confiscando al contempo molti grimori.cite-ref-162[156] La conservazione e la riedizione dei grimori, vera linfa della goezia, seguitarono sia durante la mwbbeRivoluzione francese sia nell'Europa dominata dall'mwbbiImpero napoleonico, preservando l'antica arte.cite-ref-163[157]

Il Magical revival (XIX-XX secolo)

Stante l'interesse mwbcafolcloristico che i grimori e la goezia suscitarono nell'Europa del mwbceRomanticismo,cite-ref-164[158] la pratica goetica riacquisì oggettivo vigore nel mwbcyXIX secolo nell'ambito del c.d. "mwbccMagical revival" promosso da esoterici ed occultisti quali mwbcgEliphas Lévi (1810–1875) e mwbckAleister Crowley (1875–1947), tornando ad essere oggetto di studio ed approfondimento.cite-ref-1-7-1[7]

Il francese Eliphas Lévi, il più famoso occultista e studioso di esoterismo dell'Ottocento,cite-ref-165[159]cite-ref-166[160] giocò un ruolo fondamentale nella reinterpretazione e divulgazione delle tradizioni magiche, tra cui la goezia. Le sue opere, come mwbdcmwbdgDogma e Rituale dell'Alta Magia (1854) o mwbdkLa chiave dei grandi misteri (1861), sintetizzavano elementi della mwbdoCabala, dell'Ermetismo e della magia cerimoniale. La prospettiva di Levi inquadrava la goezia come un mezzo per sfruttare e padroneggiare le forze del mondo spirituale quali strumento di trasformazione personale. Egli sottolineò comunque le implicazioni morali ed etiche della pratica magica, riflettendo il mutevole panorama intellettuale dell'epoca.cite-ref-167[161]

Il britannico Aleister Crowley, fu figura centrale dell'occultismo d'inizio mwbecXX secolo che contribuì al mwbegrevival della goezia. Membro dell'mwbekOrdine Ermetico dell'Alba Dorata, fu profondamente influenzato dai suoi insegnamenti e dai suoi rituali. La sua esplorazione del tema fu racchiusa nel volume mwbeoThe Book of the Goetia of Solomon the King, riportato in bibliografia. Il suo approccio fondeva, in chiave molto personale e sperimentale, magia cerimoniale occidentale e misticismo orientale. Crowley sottolineò la forza di volontà e l'autorità del mago nel comandare gli spiriti, riflettendo la sua filosofia magica, la mwbesThelema, individualistica e trasformativa,cite-ref-1-7-2[7] che ebbe proprio in Italia il suo centro d'irradiazione, l'mwbfaabbazia di Thélema a mwbfeCefalù.cite-ref-168[162]

XXI secolo

La rinascita magica della goezia è perdurata fino ai tempi moderni nell'occultismo. I praticanti contemporanei di magia cerimoniale, tradizioni occulte ed esoterismo spesso incorporano elementi della mwbfgGoetia nelle loro cerimonie. Questi individui attingono a grimori storici, su tutti la mwbfkPiccola Chiave di Salomone, interpretandone e adattandone i rituali per allinearli alle proprie convinzioni personali e ai propri obiettivi spirituali. Mentre alcuni vedono la goezia come un percorso verso l’autocontrollo e l’emancipazione spirituale, altri la considerano una curiosità storica o un mezzo per connettersi con forze simboliche.cite-ref-169[163]cite-ref-170[164]

Il dibattito culturale

Antichità

A partire dall'mwbguAlto impero romano (31 a.C.–284 d.C.), le pratiche goetiche furono al centro di un acceso dibattito filosofico. Tutto principiò nel mwbgyII secolo, quando il mwbgcfilosofo greco mwbggmedioplatonico mwbgkGiuliano il Teurgo, coevo dell'mwbgoimperatore romano mwbgsMarco Aurelio (r. 161–180), riassunse negli mwbgwmwbg0Oracoli caldaici la pratica religiosa teurgica, consistente nell'mwbg4evocazione delle mwbg8divinità per mezzo della τελεστική mwbhamwbhetelestiké, ovvero di mwbhirituali di carattere cerimoniale (da cui "mwbhmmagia cerimoniale"), gesti ineffabili condotti con precisione e solennità, che utilizzavano mwbhqsimboli, mwbhuformule o altro che, in senso mwbhyanalogico, erano adeguate ad attirare la divinità desiderata per inserirla in un essere inanimato.cite-ref-4-171-0[165]cite-ref-172[166] Nel successivo mwbh8III secolo, i mwbianeoplatonici successori del teurgo mwbiePlotino (203/205–270) attribuivano grande importanza alla separazione tra teurgia e goezia.cite-ref-173[167] mwbiyPorfirio (234–305) distinse la teurgia dalla goezia nella sua opera perduta mwbicSul ritorno dell'anima,cite-ref-174[N 7]cite-ref-175[168] mentre mwbjaGiamblico (250–330), teurgo poi grandemente apprezzato dall'imperatore mwbjeGiuliano l'Apostata (r. 361–363),cite-ref-176[169] affermò che la teurgia non mirava a forzare le divinità come nella goezia ma a purificare l'anima del devoto ed elevarla attraverso il libero arbitrio e la disposizione divina.cite-ref-3-177-0[170] Giamblico sottolineava inoltre che non si dovrebbero «in alcun modo confondere le illusioni prodotte dalle tecniche goetiche con la visione estremamente chiara degli dèi».cite-ref-178[171] Mentre la teurgia operava con spiriti buoni, la goezia invocava spiriti maligni,cite-ref-2-4-1[4]cite-ref-179[172] altro motivo per cui la teurgia fu considerata una forma superiore e la goezia una forma inferiore di magia, usata per scopi profani.cite-ref-4-171-1[165]cite-ref-180[173]

Prendeva nel frattempo sempre più piede la produzione di testi teologici cristiani, molti autori dei quali, come mwbk8Agostino d'Ippona (354–430), erano aperti oppositori della magia. Essi tesero pertanto a demonizzare egualmente teurgia e goezia, considerandole «entrambe invischiate nelle vie ingannevoli dei demoni falsamente chiamati angeli».cite-ref-181[174]cite-ref-182[175]cite-ref-183[176]cite-ref-184[177] In buona sostanza, Agostino, come altri, intese teurgia e goezia come differenti solo nel nome.cite-ref-185[178]cite-ref-186[179] Nel mwbmgVI secolo, comunque, la proibizione di qualsiasi dottrina filosofica o pratica religiosa non cristiana inclusa nel mwbmkmwbmoCodex Iustinianus (529) strangolò la pratica teurgica facilitandone, nei fatti, l'assimilazione alla goezia.cite-ref-12-94-1[92] Entro questo solco svilupparono le tesi che, nel Medioevo, avrebbero accomunato la goezia al mwbm8maleficium e quindi, in senso lato «alla negromanzia o all'evocazione dei morti ma anche, in un senso più generale, all'evocazione di esseri demoniaci con l'aiuto di "riti" blasfemi»,cite-ref-2-4-2[4]cite-ref-21-104-1[102] un assioma tanto diffuso che anche autori mwbnganticlericali ottocenteschi come Auguste Debay (1802–1890) seguitarono ad equiparare la goezia alla magia nera.cite-ref-5-1-1[1]

Europa Moderna

Nel Rinascimento, pur contestualmente ai primi mwboaexploit della caccia alle streghe, il dibattito sulla goezia riprese quando, tra gli strascichi del summenzionato al Concilio di Basilea-Ferrara-Firenze (1431–1445), arrivò in Italia il filosofo neoplatonico transfuga mwboeGiorgio Gemisto Pletone (1355–1452) che, tra le altre, schiuse all'mwboiUmanesimo dell'mwbomAccademia neoplatonica fiorentina di mwboqMarsilio Ficino (1433–1499) le tesi teurgiche. Molti mwboufilosofi rinascimentali legati all'ermetismo cercarono allora di dirimere la mwboymagia bianca dal mwbocmaleficium medievale. Ficino per primo, nella mwbogApologia ai suoi mwbokmwbooDe vita libri tres (1480–1489), pose un netto distinguo tra la goezia/demonolatria, la magia bassa e volgare da respingere, e la magia "naturale", legittima e degna di lode che concorre a creare l'mwbosanima del mondo già cara a Plotino.cite-ref-187[180] In modo più diretto, nel suo mwbpamwbpeDe hominis dignitate (1486), mwbpiGiovanni Pico della Mirandola (1463–1494), tra i primi membri della c.d. "mwbpmCabala cristiana",cite-ref-188[181]cite-ref-189[182] mutua, per tramite di Plotino, la visione dualistica greca che contrappone la teurgia alla goezia, «la più ingannevole e vana delle dottrine». mwbpwPietro Pomponazzi (1462–1525), aspro critico di Pico, nel suo mwbp0De naturalium effectuum causis sive de incantationibus (1520) esclude razionalmente qualsiasi possibile influenza di angeli o dèmoni nel Creato ove «Dio infatti ordina e dispone tutte le cose in modo ordinato e soave»cite-ref-190[183] e quindi tratta la goezia al pari della ciarlataneria. Il sopracitato Enrico Cornelio Agrippa (1486–1535), revisore del sapere di diversi grimori nel suo mwbqiDe occulta philosophia (1533),cite-ref-191[184] già nel mwbqcDe incertitudine et vanitate scientiarum et artium, aveva distinto la magia cerimoniale in mwbqggoetia e negromanzia.cite-ref-192[185] mwbq0Georg Pictorius (1500–1569), invece, attribuì alla mwbq4goetia tutte le pratiche magiche più estreme, non solo quindi la negromanzia ma anche l'mwbq8antropomanzia (in cui il futuro viene letto dalle viscere delle persone sacrificate), la lecanomanzia (la conquista di un demone con acqua esorcizzata), «la profezia della terra che trema, affonda o si apre» (i.e. la mwbrageomanzia) e le varie forme di divinazione: mwbrepiromanzia, mwbriaeromanzia, mwbrmchiromanzia e mwbrqauspici.cite-ref-193[186] Gli stessi toni si riscontrano nella monumentale mwbrkMagia naturalis (1558–1589) di mwbroGiovanni Battista Della Porta (1535–1615) che contrappone alla magia naturale, «consumata cognizione delle cose naturali e una perfetta filosofia», una magia «nefandissima, la qual è piena di superstizioni, d'incantazioni, e procede per revelazione di demoni» (ovvero la goezia) che mostra soltanto «cose apparenti e senza stabilità alcuna, imaginazioni e delusioni».cite-ref-194[187]cite-ref-195[188]

I dèmoni della Ars Goetia

Nella mwbswArs Goetia sono elencati 72 dèmoni, divisi per categorie (c.d. "mwbs0Gerarchia dei demoni") che richiamano i distintivi livelli gerarchici della mwbs4nobiltà: Re (come mwbs8Paimon e mwbtaBeleth), Duchi (come mwbteAgares e mwbtiValefar), Principi (come mwbtmVassago e Sitri), Marchesi (come mwbtqAamon e mwbtuForneus), ecc. Su tutti, domina la suprema autorità di mwbtyLucifero.cite-ref-196[189]

L'elenco di nomi nella mwbtwArs Goetia amplia quello riportato da Wier nel suo mwbt0Pseudomonarchia Daemonum che a sua volta ampliava quello del mwbt4Liber Officiorum Spirituum. Inoltre, in ragione delle molteplici versioni e traduzioni dell'opera,cite-ref-0-49-1[N 1] come anticipato, per alcuni nomi esistono molteplici grafie, spiegate più in dettaglio nelle voci che li riguardano. L'unico demonio che appare nella mwbumPseudomonarchia Daemonum ma non nell'mwbuqArs Goetia è mwbuuPruflas. In una versione del mwbuyLegemeton realizzata dall'alchimista inglese Thomas Rudd (1583?–1656), forse basata su di un'opera oggi perduta di Tritemio,cite-ref-6-47-1[47] lmwbuw'mwbu0Ars Goetia è indicata come mwbu4Liber Malorum Spirituum seu Goetia e i sigilli e i demoni sono abbinati a quelli dei 72 angeli dello mwbu8mwbvaShemhamphoraschcite-ref-197[190] che avevano lo scopo di proteggere l'evocatore e di controllare i dèmoni da lui evocati.cite-ref-198[191] I nomi angelici e i sigilli derivavano da un manoscritto di mwbvkBlaise de Vigenère (1523–1596), i cui documenti furono utilizzati anche da mwbvoSamuel Liddell MacGregor Mathers (1854–1918) nelle sue opere per l'Ordine Ermetico dell'Alba Dorata (1887–1903).cite-ref-6-47-2[47] Un altro testo che riporta un elenco di nomi e descrizioni di demoni è il mwbv8mwbwaDizionario infernale (fr. mwbweDictionnaire Infernal) di mwbwiCollin de Plancy (1794–1881), pubblicato per la prima volta nel 1818 e poi ampiamente utilizzato nell'ambito del sopracitato mwbwmMagical revival.

Nei grimori precedenti alle opere di matrice rinascimentale sopracitate il numero di dèmoni era più ampio. Sappiamo per esempio che il Ms. Clm 849 della mwbwuBSB di mwbwyMonaco di Baviera, studiato dallo mwbwcstorico delle religioni Richard Kieckhefer, elencava complessivamente 189 entità che il negromante poteva evocare: 101 sono chiamati «mwbwgspiritus» e 88 «mwbwkdemones».cite-ref-199[192] Lungi dal costituirsi quale caso isolato, questo manoscritto trova corrispondenze in altri testi coevi, come il Plut. 89 sup. 38 della mwbw4BML di mwbw8Firenze,cite-ref-200[193] il Ms. It. 1524 della mwbxqBnF (manoscritto particolarmente interessante, prodotto nel 1446 presso la mwbxucorte dei Visconti di Milano, perché contiene una mwbxyNecromantia nei fol. 65-122v e la mwbxcClavicula Salomonis nei fol. 179-253)cite-ref-25-201-0[194] o il Rawlinson D. 252 della mwbxwBodley,cite-ref-202[195] e concorre a testimoniare come, stante la persecuzione da parte della Chiesa, la goezia fosse ben nota e praticata nell'Europa tardo-medievale.

In totale, una ventina di dèmoni sembrano essere stati gli interlocutori preferiti dei maghi: anzitutto i dèmoni-cardinali Orient/Oriens, Paimon, Amaimon e Equi/Egyn ma anche mwbyiAstaroth, mwbymBelial, mwbyqBerith, Beleth e Flavos/Flauros/Floron.cite-ref-26-203-0[196]

La pratica

Gli obiettivi

Come osservato da Kieckhefer, i rituali e gli mwbywexperimenta magici della goezia, così come traspaiono dagli scritti del XV secolo, erano finalizzata a quattro obiettivi: (i) uccidere un nemico; (ii) manipolare i sentimenti, sostanzialmente amore o odio, per assoggettare la volontà di una persona; (iii) creare illusioni; (iv) ottenere divinazioni di qualche sorta.cite-ref-204[197]cite-ref-24-205-0[198]

• Contrariamente a quanto si possa pensare, il ricorso alla goezia per l'eliminazione fisica di un nemico era la sua applicazione pratica meno frequente. Basti considerare che nel summenzionato Ms. BSB Clm 849 tale applicazione non figura.cite-ref-206[199] Anche nelle altre fonti l'intento espressamente omicida del mwbzsexperimentum è molto raro: nella mwbzwPseudomonarchia Daemonum di Wier, i dèmoni che causano la morte vengono invocati solo in quattro occasioni su 139 funzioni identificate; nel capitolo VIII della mwbz0Clavicula Salomonis s'invocano entità per seminare discordia ma la morte della vittima non è chiaramente prevista; ecc.
• Gli mwbz8experimenta finalizzati al controllo della volontà di una persona erano molto più in uso: nel 19% dei casi nel Ms. BSB Clm 849,cite-ref-24-205-1[198] nel cui mwb0qexperimentum n. 3, il più complesso, s'invocano ben 6 mwb0uspirituum calidorum tra i quali primeggiano il cristiano mwb0ySatana e l'antico-greco mwb0cCupido, oltre a comprendere anche una preghiera propiziatoria a Cristo. La magia amorosa cuba ben 130 dei 205 mwb0gexperimenta nella mwb0kNecromantia del Ms. BnF it. 1524: in un rito particolarmente interessante, l'officiante deve realizzare un'effige in cera della sua amata, farla benedire da un prete e poi invocare Belzebù e Satana perché accendano d'irresistibile ardore il cuore di lei,cite-ref-25-201-1[194] secondo un mwb04iter molto simile a quello presente nelle mwb08defixiones greco-romane.cite-ref-207[200]
• Anche la creazione di illusioni primeggia tra gli obiettivi dei rituali goetici. Ben 14 dei 42 mwb1uexperimenta del Ms. BSB Clm 849 sono dedicati a questo tema.cite-ref-24-205-2[198] In un manoscritto quattrocentesco d'origine italiana (Ms. BnF lat. 7337) contenente una delle poche versione pervenuteci del mwb1oAnnulorutn experimenta dello pseudo-Pietro d'Abano le ricette illusionistiche sono addirittura il 70% del totale. La mwb1sClavicula Salomonis consacra invece il V capitolo del suo primo libro all'illusione dell'invisibilità, tema per cui il Ms. BnF it. 1524 offre ben quattro ricette.
• Il ricorso alla divinazione, nelle sue varie forme, è addirittura onnipresente nei grimori: nel Ms. BSB Clm 849 troviamo 19 mwb10experimenta complessivi divisi tra mwb14catottromanzia, mwb18onicomanzia, lecanomanzia, mwb2ecristallomanzia, mwb2ioniromanzia e spatulomanzia. Quella per la divinazione era una mania europea che affondava le sue radici nella magia bizantina alto-medievale,cite-ref-208[201] tanto diffusa da esserci testimoniata non solo nel mwb2gLiber introductorius dello Scotto ma anche dalle aspre critiche degli religiosi, come il mwb2kContra astrologos imperitos atque nigromanticos dell'inquisitore mwb2oNicolas Eymerich (1320–1399).

La complessità dei rituali

Lungi dal connaturarsi nella semplice evocazione di un'entità sovrannaturale, i rituali goetici tardo-medievali, pervenutici per tramite dei grimori rinascimentali o dei rari manoscritti tre-quattrocenteschi, sono operazioni complesse, tanto fisiche quanto mentali, della durata anche di svariati giorni. Consideriamo a titolo di esempio il rituale di manipolazione psicologica descritto nel Ms. BSB Clm 849 come mwb24experimentum n. 5, volto a scatenare l'odio tra due persone:

«Il mago deve prendere due pietre luccicanti e rotonde dello stesso peso dal letto di un fiume. Deve incidere sulle due pietre i nomi delle due persone in questione e i nomi degli spiriti maligni considerati ostili l'uno all'altro, quindi seppellire le due pietre sotto la soglia di casa di una e sotto quella dell'altra o, se ciò è impossibile, sotto la soglia di due case disabitate. Dopo un periodo di sette giorni e sette notti, deve prendere le pietre prima dell'alba, recarsi in un luogo segreto e gettarle nel fuoco pronunciando una triplice evocazione di odio, quindi rimetterle in acqua ghiacciata per tre giorni e tre notti. All'alba del quarto giorno, deve prendere le pietre e "suffumarle" di zolfo, pronunciando una complessa evocazione rivolta ai demoni interessati – con l'invocazione della Trinità, dell'eternità delle creature, di tutti i santi, dei quattro nomi di Dio, di tutti i re e signori dell'inferno e dei sei demoni principali – un'evocazione che mira esplicitamente a scatenare un odio simile a quello di Caino per Abele. Nelle notti successive, le due pietre devono essere sbattute tre volte l'una contro l'altra, e l'odio deve quindi essere dichiarato tra i due protagonisti. L'

experimentum

si chiude con un rituale di contro-incantesimo inaugurato un sabato prima dell'alba, quando la Luna è calante e si avvicina alla congiunzione con il Sole (si dice allora che "brucia"). Si conclude con la cottura delle due pietre in un forno, il lavaggio e l'asciugatura, e infine il loro ritorno al letto del fiume da dove erano state originariamente prelevate.»

(Kieckhefer 1997, pp. 206-208, Cit. in Boudet 2002, Cap. 7, La magie savante et sa diffusion aux xive et xve siècles.)

Tutti gli mwb3eexperimenta dovevano essere officiati nel più assoluto segretocite-ref-209[202] ma alcuni rituali costringevano il mwb3ymagus, al fine fondamentale di recuperare il potere magico della morte,cite-ref-210[203] a frequentare luoghi pubblici come crocevia, mwb3sforche e mwb3wcimiteri, dov'era molto probabile che facesse brutti incontri.cite-ref-26-203-1[196] Un incantesimo d'amore del mwb4eLiber de angelis, annulis, caracteribus et imaginibus planetarum dello pseudo-mwb4iMessala prevede per esempio il sacrificio di tre colombe, l'uso di un cerchio magico e la frequentazione di un crocevia dove vengono impiccati i ladri e dove le colombe devono essere sacrificate.cite-ref-211[204]

Note

Esplicative

cite-note-0-49N 1. Si vogliano considerare, a mero titolo di esempio, le introduzioni nelle versioni inglesi riportate in bibliografia: mwb5amwb5eLiddell e Crowley 1904 e mwb5imwb5mPeterson 2001
cite-note-88N 2. Lo storico britannico mwb5cRichard Cavendish (1930–2016) ha osservato che un manoscritto medievale nella mwb5gBiblioteca Bodleiana recita: «Scrivi queste [cinque parole del sator] su una pergamena con il sangue di un piccione di Culver e portala nella tua mano sinistra e chiedi ciò che vuoi e lo avrai. Fiat.» - mwb5k(mwb5omwb5sEN) Richard Cavendish, mwb5wThe Black Arts: A Concise History of Witchcraft, Demonology, Astrology, 40. ed., TarcherPerigee, 1983 mwb50[1968], p.mwb54 130, mwb58ISBNmwb6a 978-0399500350.
cite-note-106N 3. mwb6umwb6yIsidoro, Etymologiae. mwb6k«Necromantici sunt, quorum precantationibus videntur resuscitati mortui divinare, et ad interrogata respondere. Νεκροσ enim Grece mortuus, μαντεια divinatio nuncupaturmwb6o ; ad quos suscitandos cadaveri sanguis adicitur. Nam amare demones sanguinem dicitur. [it. "Sono negromanti, con i cui incantesimi i morti resuscitati sembrano divinare e rispondere alle domande. Infatti, in greco νεκροσ significa morto, e la divinazione si chiama μαντεια; a loro il sangue del cadavere viene aggiunto a quello di coloro che devono essere resuscitati. Si dice infatti che i demoni amino il sangue."]»
cite-note-110N 4. mwb64mwb68Isidoro, Etymologiae. mwb7i«propter quod circa aras idolorum nefarias, preces emittunt, et funestas sacrificia afferunt, iisque celebritatibus demonum responsa accipiunt [it. "perché attorno agli altari malvagi degli idoli pronunciano preghiere e offrono sacrifici mortali e, a quelle celebrazioni, ricevono risposte dai demoni"]».
cite-note-152N 5. Per una bibliografia sommaria sul complesso tema della mwb7yCaccia alle streghe, si vedano: citerefankarloo-2002(mwb7cmwb7gEN) Bengt Ankarloo, mwb7kWitchcraft and magic in Europe. Vol. 4, The period of the witch trials, Londra, Athlone, 2002. citerefgolden-2006(mwb7omwb7sEN) Richard Golden, mwb7wThe Encyclopedia of Witchcraft, 4 v., Santa Barbara, ABC-Clio, 2006. citereflevack-2012mwb70Brian P. Levack, mwb74La caccia alle streghe in Europa, traduzione di S. Liberatore e A. Rossatti, 3.ed., Roma-Bari, Laterza, 2012, mwb78ISBNmwb8a 978-8842058793. citereflevack-2013(mwb8imwb8mEN) Brian P. Levack (a cura di), mwb8qThe Oxford Handbook of Witchcraft in Early Modern Europe and Colonial America, Oxford University Press, 2013.
cite-note-153N 6. Circa il ruolo giocato da mwb8gBernardino da Siena nella caccia alle streghe, si vedano: citerefmontesano-2018(mwb8kmwb8oEN) Marina Montesano, mwb8sClassical Culture and Witchcraft in Medieval and Renaissance Italy, in mwb8wPalgrave Historical Studies in Witchcraft and Magic, Londra, Palgrave Macmillan, 2018, pp.mwb80 159-163. mwb84(mwb88mwb9aEN) Franco Mormando, mwb9emwb9iThe Preacher's Demons: Bernardino of Siena and the Social Underworld of Early Renaissance Italy, Chicago, Illinois, mwb9mUniversity of Chicago Press, 1999, pp.mwb9q mwb9u52-108, mwb9yISBNmwb9c 0226538540.
cite-note-174N 7. Delle opere perdute di mwb9wPorfirio è stata pubblicata di recente un'edizione delle testimonianze in mwb90(mwb94mwb98LA) Andrew Smith (a cura di), mwb-aPorphyrii Philosophi fragmenta. Fragmenta Arabica David Wasserstein interpretante, Berlino, Walter de Gruyter, 1993.

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Voci correlate
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Collegamenti esterni

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